Giovedì, 15 Novembre 2018 10:49

10 cose da sapere sul biologico

Biologico, naturale, organico, sono tanti gli aggettivi che vengono utilizzati per qualificare ciò che mangiamo. Termini che ormai sono entrati nel gergo comune, che danno l’idea di un cibo buono e sano per il nostro metabolismo.

Ma è veramente così? Biologico vuol dire sempre salutare? E cosa scatta nella mente quando leggiamo un’etichetta con scritto “da agricoltura biologica”?

In 10 punti vi spieghiamo cosa sta dietro alla semplice etichetta “da agricoltura biologica”

Biologico: cosa significa? Ecco le 10 cose da sapere!

  1. No ai prodotti chimici di sintesi. Prima di tutto e questo parrebbe una cosa ovvia a tutti – in agricoltura biologica è escluso l’impiego di prodotti chimici di sintesi.Sono quindi ammessi esclusivamente concimi, diserbanti, insetticidi e anticrittogamici utilizzati per la concimazione dei terreni, per la lotta alle infestanti, ai parassiti ed alle malattie delle piante di origine naturale (vegetale, animale o minerale) previsti in appositi elenchi autorizzati dal MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) e recanti in etichetta la dicitura “consentito in agricoltura biologica”.
  2. Qualità, non quantità a tutti i costi. Il punto di forza dell’agricoltura biologica è (o dovrebbe essere!) la qualità intrinseca dell’alimento stesso e non la resa ad ettaro ricercata a tutti i costi; un metodo di coltivazione che – attraverso la rotazione delle colture, l’utilizzo di sostanza organica, le ridotte lavorazioni – si integra nei processi naturali in modo ecocompatibile rispettando l’agrosistema, la salute degli agricoltori e quella dei consumatori.
  3. No agli OGM. Negli alimenti da agricoltura biologica, per legge non sono ammessi OGM.
  4. Anche i prodotti naturali hanno un impatto ambientale. Come già detto, l’agricoltura biologica non può fare uso di prodotti chimici di sintesi, ma ne utilizza alcuni di origine naturale. Agrofarmaci come il batterio Bacillus thuringiensis, sostanze come piretrine, zolfo, solfato e idrossido di rame (verderame), nonostante di origine naturale hanno comunque un impatto ambientale non trascurabile. Ad esempio il rame, largamente usato come fungicida, è tossico e si accumula nel terreno e l’azione biocida (capacità di arrecare danno all’organismo patogeno) degli insetticidi naturali non è del tutto nota e potrebbe anche avere effetti negativi sulla fauna utile(alcune ricerche confermano questo rischio).
  5. La certificazione biologica non riguarda i terreni. Nessuno pensa che la certificazione biologica riguardi solo il processo di produzione ma non i terreni. In tal senso, il ricercatore A. Mendini afferma: “Se venissero esaminati i terreni agricoli dovrebbero eliminare la certificazione biologica, dato che sono tutti inquinati e dato che anche l’acqua impiegata per l’irrigazione lo è.”
  6. Biologico non significa maggiori proprietà nutrizionali. Un’altra domanda oppure più che altro quasi una certezza che abbiamo a livello inconscio è che frutta e verdura biologica possono vantare maggiori proprietà nutrizionali. La certificazione biologica garantisce soltanto che durante la coltivazione (o la trasformazione) siano state rispettate le relative norme (ad es. che non siano stati impiegati fitofarmaci proibiti). Non è quindi una certificazione sulle proprietà nutrizionali del prodotto finale ma solo sul processo di produzione.
  7. Il biologico falso esiste. Ed ecco che arriviamo alla questione dei controlli o meglio dire di varie lacune da parte degli enti certificatori che si son verificati ultimamente. Infatti, diverse indagini giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno fatto luce su una serie di truffe relative a gravi falsificazioni nel mondo del bio: grano avvelenato spacciato per biologico, aziende biologiche che vendevano frutta e verdura convenzionale reperita altrove, etc.Tutto ciò ha in parte scalfito la fiducia nel comparto ed ha innescato ulteriormente il dibattito sull’opportunità o meno di optare per un’alimentazione biologica.
  8. La certificazione dipende dall’OdC. Il vero problema, o meglio, il peccato originale della normativa sul biologico riguarda i rapporti tra OdC (ente controllore e certificatore) e azienda agricola (controllato). Ebbene l’azienda sceglie e paga, in assoluta autonomia, l’OdC che più gli aggrada (attualmente in Italia sono 14). L’agricoltore, tra l’altro, può decidere di cambiare e sostituire l’ente certificatore in qualunque momento del ciclo produttivo. Anche un bambino capirebbe l’enorme conflitto d’interesse che può scaturire da un sistema così regolato.
  9. Il biologico è più controllato. A livello di controlli bisogna però spezzare una lancia a favore dell’agricoltura biologica. In agricoltura convenzionale, solo poca merce prodotta viene sottoposta a controlli (le analisi vengono fatte a campione); in agricoltura biologica, invece, la normativa prevede che ogni azienda certificata e le relative produzioni dovrebbero essere obbligatoriamente controllate una volta all’anno al fine di accertare il rispetto di norme e regolamenti.
  10. Gli alimenti con certificazione europea non sono necessariamente coltivati in Europa. Inoltre, ogni alimento da agricoltura biologica, per poter essere immesso sul mercato, deve presentare in etichetta l’apposito logo europeo identificativo. Questo marchio contraddistingue tutti gli alimenti biologici (agricoli e trasformati) prodotti o anche semplicemente lavorati sul territorio europeo. Ciò significa che la materia prima (ad es. il grano per la pasta) può essere importata anche da un paese non facente parte dell’UE. Da ciò nasce una prima importante considerazione: le materie utilizzate per la preparazione degli alimenti trasformati (farine, marmellate, sughi, pasta, etc.) possono essere di origine extra UE e quindi prodotti con criteri di coltivazione e controllo diversi rispetto alla normativa europea, che è indicata come la più restrittiva in materia.

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